il calendario di "Io decido"

giovedì 2 maggio 2013

Il regolamento in sintesi



Pubblichiamo il contributo del Coordinamento Io Decido che sintentizza i punti salienti del Regolamento all'esame della Commissione Affari Istituzionali del Comune di Venezia
sintesi del Regolamento

Il link per consultare la proposta di Regolamento
Proposta di Regolamento

E quello per leggere il verbale dell'incontro della Commissione I del 2 maggio 2013
Verbale 02.05.2013

giovedì 25 aprile 2013

Presentazione del Regolamento degli Istituti di Partecipazione



Ai cittadini, alle cittadine, alle associazioni 

Invito alla presentazione

Regolamento degli Istituti di Partecipazione
del Comune di Venezia

Uno strumento a disposizione di tutti per partecipare al governo della città


Giovedì 2 maggio ore 17.30 in Municipio di via Palazzo a Mestre 

Giovedì 9 maggio ore 17.30 in Municipio a Ca’ Farsetti a Venezia


La Prima Commissione del Consiglio Comunale di Venezia illustra ai cittadini e alle associazioni veneziane la bozza del Regolamento attuativo degli Istituti di partecipazione previsti dallo Statuto Comunale.
Saranno raccolte eventuali proposte prima del passaggio in Consiglio Comunale per l'approvazione.

Il Coordinamento Io Decido ha promosso fin dall'inizio il percorso di inserimento del metodo della democrazia partecipativa nello Statuto e, nel ringraziare i consiglieri che hanno lavorato perché questo potesse concretizzarsi, invita i cittadini a contribuire a dargli attuazione pratica.

Ci sono molti temi su cui i cittadini si sentono responsabilmente chiamati a intervenire: durante le due riunioni si raccoglieranno esigenze e proposte in merito.


La bozza di Regolamento è consultabile  proposta di regolamento con l'avvertenza che la colonna  di sinistra rappresenta la prima stesura, mentre quella di destra la proposta emendata dalla Commissione su proposta dei cittadini


                                                                          
                                                                                       Coordinamento Io Decido
                                                                                                    coordinamento.io.decido@gmail.com

venerdì 12 aprile 2013

La Valutazione Ambientale Strategica non è una procedura inutile



La sentenza della Corte Costituzionale 58/2013 in materia di "Edilizia, Urbanistica, VAS - Regione Veneto", ci sembra riporti allo spirito della direttiva comunitaria la procedura di Valutazione Ambientale Strategica, quale parte integrante del processo di pianinificazione. L'architetto Marco Zanetti ne spiega le implicazioni in questo articolo pubblicato da La Nuova Venezia





martedì 12 marzo 2013

Far parte


Insieme a altre associazioni e gruppi informali ( Gruppo di lavoro per Forte Marghera, Amico Albero, Diritti Digitali, Movimento dei Consumatori) stiamo esaminando la proposta di delibera del Regolamento degli Istituti di partecipazione del Comune di Venezia e proposto delle integrazioni e modifiche, partendo dal testo base all'esame della Commissione Affari Istituzionali. Vorremmo che la stesura del Regolamento non prescindesse da un percorso di partecipazione e condivisione dei cittadini. Per questo abbiamo predisposto il sito
far parte
Il sito è diviso in tre parti:
- la condivisione della proposta di regolamento in cui è possibile commentare e proporre suggerimenti, da presentare poi ai Consiglieri prima che il Regolamento vada all'approvazione del Consiglio. I suggerimenti dovranno tenere conto dei principi e vincoli enunciati dallo Statuto
- l'appello per richiedere la presentazione del regolamento degli istituti di partecipazione alla cittadinanza
- la proposta di un codice etico per il consenso responsabile e la rendicontazione sociale (verifica periodica delle attività degli eletti)
Vorremmo allargare la condivisione a più associazioni cittadine 
Proponiamo di trovarci lunedì 18 marzo alle 17.30 a Cà Badoer in Calle de la Laca, San Polo, 2468 Venezia

mercoledì 28 novembre 2012

Venezia sottosopra




Pubblichiamo una serie di nostri articoli tratti dalla rivista Nexus del trimestre maggio-agosto 2012



martedì 20 novembre 2012

Un falso problema



L'Amministrazione Comunale di Venezia intende chiudere l'iter di approvazione del Piano d'Assetto Territoriale entro la metà di dicembre con la delega al Sindaco a partecipare alla Conferenza dei Servizi con la Provincia prima del passaggio delle sue competenze ad altri Enti. Per questo l'assessorato all'Urbanistica ha presentato nelle Municipalità e in Commissione Consiliare la delibera per l'approvazione dei criteri di valutazione delle osservazioni. I contributi di cittadini e associazioni estensori delle 773 osservazioni, di cui alcune a loro volta contenenti molteplici proposte di modifica, che per essere redatte hanno richiesto la lettura di migliaia di pagine di elaborati tecnici e la consultazione di complessi riferimenti normativi, sono stati catalogati in 27 striminzite pagine di relazione in cui si fatica a riconoscere che la propria osservazione sia stata perlomeno acquisita e letta. In Commissione si è verificato che il maggior problema che si sottopone ai Consiglieri è la definizione dei criteri con cui respingere la maggior parte delle istanze di proprietari che richiedono la trasformazione del loro fondo in terreno edificabile, il che comporterebbe un nuovo consumo di suolo per complessivi 1254 ettari. Personalmente lo ritengo un falso problema: la Relazione Agronomica calcola la Superficie Agricola Utilizzabile e trasformabile in soli 60,78 ettari. A prescindere che molti ritengono su fondate basi giuridiche che da tale computo vadano sottratte le valli da pesca per cui il valore corretto scenderebbe a 32,14 ettari, la vera questione che non si affronta è che il PRG vigente già prevede l’edificazione non ancora avvenuta per almeno 378 ettari. Di questi terreni già potenzialmente edificabili, la Valutazione Ambientale Strategica non discrimina quali e quanti siano compatibili con gli obiettivi di sostenibilità del PAT e quindi già riconducibili ai Piani degli Interventi con l’approvazione del piano, salvo che, come richiesto per tutti i P.I. dai tecnici comunali alle dipendenze dell'assessorato all'Ambiente nell'elaborato della Valutazione d'INCidenza Ambientale, siano preventivamente sottoposti a VINCA per valutarne l'impatto su specie e aree protette. Di tali rilievi sostanziali i criteri di valutazione delle osservazioni non fanno menzione, rimandando per ogni questione spinosa alla Conferenza dei Servizi e al parere della Commissione Regionale VAS, come se sia possibile trasmettere un elaborato rimasto allo stadio di documento preliminare, quindi a rischio di censura con la conseguenza che tutto il PAT assumerebbe profili d’illegittimità. Sotto la pressione di un’urgenza inesistente i Consiglieri Comunali si troverebbero ad avallare la lettura filtrata dagli uffici dei contributi pervenuti, perdendo l’occasione di rendere il PAT davvero coerente e rispettoso degli obiettivi di tutelare interessi collettivi. Al contrario si vogliono confinare all’ambito squisitamente tecnico le osservazioni più rilevanti e d’interesse generale, sequestrando l’informazione in virtù di un presunto disinteresse dei cittadini, senza che si faccia lo sforzo di restituirle semplificate in forma divulgativa e completa. In realtà le problematiche astrattamente tecniche si traducono in fatti molto concreti: cubi di cemento da destinare ad alberghi, centri commerciali, ormai inutili residenze, nuove città come dichiara il Sindaco per Tessera. Ritengo perciò lecito chiedersi dove e in quale fase di questo lungo iter procedurale l'Amministrazione inizierà finalmente a sottrarre dal PAT ettari di costruibile per rispettare i vincoli imposti dalla SAU e soprattutto mantenere l'impegno politico di azzerare il consumo di suolo.
Emanuela Amici

domenica 18 novembre 2012

Venezia, un modello urbano a rischio di dismisura


Riprendiamo l'articolo di Tiziana Plebani apparso su il manifesto il 17 novembre 2012 (sezione cultura)

Nel dibattito sulla torre voluta da Pierre Cardin occorre tenere conto degli elementi simbolici che connotano la città

Cos’è una città? È assai più di un insediamento abitativo. Ed è per questo che ci appassioniamo a discutere degli interventi che si vogliono realizzare, per questo ci interroghiamo sulle continue trasformazioni della forma urbana. Sappiamo infatti che la posta in gioco è altissima: la città rappresenta la sfida a realizzare la migliore qualità di vita per una comunità di diversi, coniugando l’attenzione al luogo che l’accoglie con la bellezza dell’opera umana. C’è un profondo desiderio di città in tutti noi ma spesso è mortificato dalla povertà del linguaggio e delle scelte degli amministratori che non sembrano cogliere che operare nel tessuto vivo della città è intervenire nelle forme e nei significati di questa convivenza.

E così non restituiscono ai cittadini la «grandezza» della questione, l’ordine simbolico che vi è implicato. Guardiamo a quel che succede a Venezia. Non è patrimonio solo degli studiosi di architettura o di urbanistica sapere che Venezia rappresenta un modello «esemplare» di città: fa parte dell’esperienza comune percepire, pur nell’involgarimento causato dalla speculazione e dalla macchina turistica, un benessere che ha ragioni antiche e profonde. Le Corbusier colse con grande precisione il segreto dell’agio riposto in questa forma urbana e lo spiegò nei suoi studi e lo ribadì con forza nella lettera che scrisse al sindaco di Venezia nell’ottobre del 1962, cercando di richiamare la politica alla necessità di comprendere la «cifra» della città e ancorarsi al suo genius loci per scegliere come e se intervenire in essa.

Temeva infatti «l’invasione della dismisura». Spiegava che ciò che fa di Venezia uno straordinario modello urbano è la sua «scala umana», quel rapporto armonioso tra la figura umana e l’altezza degli edifici, che consente sempre di ritrovare la magica linea dell’acqua e dell’aria. Tuttavia per comprendere più intimamente il potere di donare benessere che ha questa città, la vocazione altissima di «vivibilità» che le riconosciamo e per chiarire l’ordine simbolico che la governa, dobbiamo andare oltre l’affermazione di Le Corbusier. Venezia non è una città a misura di un astratto «corpo umano» bensì è città per gli uomini e per le donne poiché sa rimandare ai corpi sessuati. Venezia restituisce e non oscura la dualità: gli elementi formali maschili e femminili vi sono mescolati con sapienza, sposati come nei tanti rituali nuziali presenti nella storia della città, o alternati senza che uno prevalga sull’altro.

E tra tutte le simbologie quella che meglio esprime la dualità è proprio il rapporto di equilibrio tra verticalità (maschile) e orizzontalità (femminile). Del resto, questo sito naturale ha posto da subito un limite all’homo faber, l’ha costretto a modulare risposte originali, gli ha impedito di procedere per linee rette, rispettando la sinuosità dell’andamento acqueo; ha suggerito di accostare spazi aperti ad altri più raccolti, sfumando le soglie tra dimensione pubblica e privata. Una grande studiosa della città, Egle Trincanato, ci ha insegnato che la malia di Venezia risiede proprio nell’alternarsi del comune con il sublime, nell’accostamento dell’edificio di modeste dimensioni e pregio con il palazzo nobiliare, da cui non viene umiliato. Insieme hanno costruito un tessuto urbano differenziato eppur omogeneo, al servizio di una comunità. Tutto questo ne ha fatto una città altra e unica. Chiediamoci ora se la grandezza della posta in gioco viene restituita nel dibattito che si svolge attorno ai numerosi interventi o progetti di intervento sul tessuto urbano di Venezia e del suo territorio.

Sentiamo forse riferirsi all’ordine simbolico che la presiede quando si discute degli insediamenti ad alto tasso di cementificazione di Tessera city nella fragile area di gronda o dell’ampliamento dell’aeroporto, della mobilità sublagunare, del raddoppio dell’Hotel Santa Chiara a Piazzale Roma e del suo parcheggio sotterraneo? Ci si ricorda della «cifra» della città quando si auspica l’aumento del traffico crocieristico? No. Ascoltiamo discorsi che giustificano questi interventi in virtù di un presunto «sviluppo del territorio», secondo modelli economici privi ormai di qualsiasi valenza, che in questa area hanno provocato ferite ambientali e umane. Se il dibattito, specie dei decisori, non si nutre di una lettura simbolica, si corre il rischio di introdurre confusione e opacità negli elementi da valutare e di scegliere poi per il peggio.

Un esempio è il dibattito che si svolge intorno alla torre voluta da Pierre Cardin. È indubbio che con quel progetto si ha a che fare con una verticalità estrema. Si discute se sia legittimo che la sua altezza vada a oscurare il campanile di S. Marco, modificando lo skyline.Ma tale confronto ha senso? La verticalità dei campanili aveva una funzione di riferimento per la comunità, serviva a indicare la strada a chi si muoveva a piedi; si collegava alla chiesa che conteneva quel suo ergersi sviluppandosi in orizzontalità; era ed è un «bene comune», non espressione di un’individualità. Talvolta, invece, si paragona la torre dello stilista a un faro. Sarebbe un faro per Marghera. Ma un faro è un edificio che fa da riferimento alle imbarcazioni, è indispensabile alla salvaguardia dei naviganti; individua un punto cruciale della linea di costa. I termini del confronto sono dunque confusi e si concentrano per lo più sulle misure, quasi fosse un membro virile e non un segno/simbolo che si imprime nel paesaggio.

Non se ne faccia pertanto questioni di misure bensì di ordine simbolico. Ha ragione Salvatore Settis nell’indicare negli interventi sul corpo della città antica e sul territorio che circonda Venezia un pericolo che non riguarda solo Veneziana l’idea stessa di città. Le Corbusier concludeva il suo appassionato messaggio agli amministratori di Venezia con un monito: «Non avete il diritto di aprire la porta al disordine architettonico e urbanistico».Ma il rischio che abbiamo di fronte non si limita a un disordine di tal genere, bensì sottende a una dismisura simbolica, a una ferita profonda nella radice di Venezia. C’è da augurarsi che nelle menti di politici e amministratori avvenga la stessa esperienza di illuminazione e profondo riconoscimento della bellezza che nella Venezia salva di Simone Weil ha la forza di fermare il saccheggio della città.

venerdì 16 novembre 2012

Criteri di controdeduzioni alle osservazioni sul PAT

A seguito della proposta di delibera comunale che individua i criteri di controdeduzioni alle osservazioni al PAT il Coordinamento Io Decido rileva:
Criteri di controdeduzione della proposta di delibera                                                          

sabato 6 ottobre 2012

Sulla riqualificazione del Granviale al Lido



Ci sono cinque milioni da spendere per l’arredo urbano del Gran Viale, prestati dalla BEI al tasso del 4,5%. Come li spendiamo? Abbattiamo tutti gli alberi e mettiamo a dimora nuove essenze adeguandole al rifacimento dei marciapiedi e dei plateatici o manteniamo l’architettura arborea che costituisce paesaggio nel’accezione più profonda del suo significato? La Municipalità, ancorché il suo parere non fosse vincolante, ha posto il quesito alla cittadinanza. Ha raccolto attorno a sé l’Assessore all’Ambiente e i vertici di Insula Spa (assegnataria dei Lavori) per fare assaporare alla gente il gusto della partecipazione democratica ai processi decisori che si consumeranno in altre stanze. La risposta è stata chiara. Lasciate il paesaggio com’è! Esso è radice, è appartenenza ad un territorio che si interfaccia con passato e presente. Il sospetto che si voglia spendere più di quanto necessario per rifare i sottoservizi si è fatto tangibile: Se nell’isola, i lavori pubblici di prima necessità non vengono finanziati, si faccia una scaletta delle priorità con occhio alle emergenze! Si doveva parlare solo di verde, ma ben presto la gente ha chiesto chiarimenti sulla viabilità. Ha chiesto perché sulle vistose planimetrie esposte sulla parete nord della sala consiliare non vi fosse traccia di percorsi ciclabili. Ha chiesto se fosse logico impostare una conferenza sull’arredo urbano prima che venisse presentato un piano definitivo della circolazione. Tale assurdo ha preso il sopravvento sui temi della serata, così che il Presidente è stato costretto a promettere trasparenza e nuovi incontri con gli Assessori. In quelle stesse ore l’ennesimo ciclista è stato ricoverato d’urgenza All’Angelo di Mestre.
Giovanni Battista Vianello

giovedì 20 settembre 2012

Fuori rotta


In occasione della 3° Conferenza Internazionale della Decrescita, e del Convegno Nazionale dei Gruppi d'Acquisto Solidale è stata editata la mappa "Fuori Rotta".
L'altra mappa di Venezia raccoglie i luoghi e le realtà veneziane che hanno sposato la causa della sostenibilità, dell'impegno civico, per raccontare a veneziani e turisti una Venezia diversa, ecologica e solidale, suggerendo consigli e idee per vivere la città all'insegna di uno stile di vita più sostenibile. La mappa si trova in formato cartaceo e online Fuorirotta. L'altra mappa di Venezia


venerdì 24 agosto 2012

Consegna delle firme alla Camera dei Deputati



Dopo sei mesi dall'inizio della raccolta firme, il Comitato "Quorum Zero Più Democrazia depositerà il 24 Agosto presso l'ufficio Testi Normativi di Montecitorio (via della Missione, Roma) le 52.672 firme di cittadini che hanno appoggiato la legge di iniziativa popolare denominata "Quorum Zero Più Democrazia"
Questa proposta di legge ha l’obiettivo di modificare alcuni articoli della Costituzione Italiana per migliorare l’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta già esistenti e introdurne di nuovi in Italia, ma utilizzati da più di un secolo in altri paesi del mondo come la Svizzera e la California. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il funzionamento della democrazia italiana affiancando alla democrazia rappresentativa attuale, strumenti che diano la possibilità ai cittadini di far sentire la loro voce e di prendere decisioni che riguardano la cosa pubblica.
I punti qualificanti della proposta di legge sono i seguenti:
- Quorum zero in tutti i referendum.
- Revoca degli eletti, che previa raccolta di un numero elevato di firme, possono essere sottoposti a votazione di revoca del mandato (come in California, Svizzera, Venezuela, Bolivia).
- Indennità dei parlamentari stabilita dai cittadini al momento del voto.
- Referendum propositivo (come in California)
- Iniziativa di legge popolare a voto popolare (come in Svizzera), passa in parlamento, dove può essere accettata, rifiutata oppure generare una controproposta, ma poi viene votata dai cittadini).
- Referendum confermativo (come in Svizzera). Tutte le leggi create dal parlamento, prima di entrare in vigore, possono essere poste a votazione popolare, previa raccolta delle firme necessarie.
- Referendum obbligatori in alcune tipologie di leggi in cui i rappresentanti hanno un conflitto di interessi (es. finanziamento partiti, leggi elettorali) e sui trattati internazionali e sulle leggi urgenti.
Oltre a questi si prevedono le seguenti ulteriori innovazioni:
- Petizione con obbligo di risposta entro 3 mesi.
- Iniziativa di legge popolare a voto parlamentare con obbligo di trattazione in parlamento in 12 mesi. Se ciò non accade diviene referendum e va al voto popolare.
- Cittadini autenticatori (oltre alle figure previste oggi per legge).
- Utilizzo di firme elettroniche (come per la Iniziativa dei Cittadini Europei).
- Obbligo di introduzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale senza quorum.

Nei prossimi Giorni l'ufficio suddetto verificherà la correttezza delle firme e la legge verrà quindi depositata in parlamento.
Essa potrà venire discussa dall'apposita commissione e noi avremmo cura di seguire e informarvi tramite il blog, il gruppo facebook ecc degli sviluppi.

E' un piccolo grande passo per la democrazia in Italia che se venisse approvato dal parlamento ci porterebbe al livello delle democrazie più evolute del mondo come California, Svizzera, Baviera.

Cordiali saluti.

Gianni Ceri.

www.quorumzeropiudemocrazia.it
iniziativa@quorumzeropiudemocrazia.it
cell. 3334652270

sabato 18 agosto 2012

Firma anche tu!


Il 24 agosto le firme saranno consegnate al Parlamento. Ce ne vogliono almeno 50.000. Altre firme devono arrivare ma manca ancora la sicurezza matematica di aver superato il traguardo. Chi volesse contribuire a raggiungere questa occasione unica per introdurre la Democrazia Diretta nel nostro ordinamento e cambiare la politica del nostro Paese contatti Emanuela al n. 3334442495. Ogni singola firma può essere determinante!
quorum zero più democrazia

mercoledì 20 giugno 2012

Conferenza stampa Quorum zero più democrazia Venezia

In questo periodo di crisi economica, oltre alle necessarie azioni immediate per limitare i danni, è urgente avere un sguardo di lungo periodo che migliori gli strumenti democratici del nostro Paese.È ormai evidente la difficoltà dei partiti tradizionali sia ad ascoltare che a interpretare la voce degli elettori che non solo hanno la volontà di partecipare in prima persona alla vita politica, ma per la prima volta, grazie all’innovazione tecnologica, dispongono di strumenti che di fatto modificano il modo stesso di intendere la democrazia e l’esercizio dei diritti del cittadino.
E’ sempre più debole la forza delle contrapposizioni ideologiche mentre si va rapidamente affermando l’aggregazione variabile su temi e contenuti pragmatici, amministrativi e di monitoraggio dell’attività politica. Venezia stessa ha dato ampiamente prova di questa tendenza sulle Questioni della Sanità, del Fontego dei Tedeschi e delle Grandi Navi. Per questo pensiamo che le forze della società civile si debbano unire attorno a obiettivi condivisi: da questa convinzione nasce la nostra adesione congiunta a "Quorum Zero e Più Democrazia", iniziativa nata in rete da semplici cittadini per abolire il quorum dai referendum abrogativi e per introdurre nuovi strumenti di democrazia diretta in Italia quali: referendum consultivi e propositivi senza quorum, percorsi certi per le leggi d’iniziativa popolare, corretta informazione sui quesiti referendari inviata a casa degli elettori prima della consultazione. E ancora, la possibilità di una delega “precaria” ai propri eletti che possa essere ritirata per comportamenti o risultati mediocri e che induce ad una responsabilità costante nei confronti della comunità. Il costituzionalista Michele Ainis ha definito l’iniziativa “Quorum Zero e Più Democrazia” la più dirompente delle proposte in campo. Vogliamo pertanto condividere con i media questa grande opportunità per il nostro Paese, che deve ricevere tutta l’attenzione che merita, mettendo sotto i riflettori la raccolta firme in atto nel Comune di Venezia, e al contempo incentivare l'utilizzo di strumenti di democrazia partecipativa a livello locale. Per lanciare la volata dell’ultimo mese nasce quindi "Q0 Venezia", che vuole diventare per i cittadini luogo di azioni pratiche di Democrazia diretta e partecipata e che verrà presentato alla conferenza stampa del giorno giovedì 21 giugno alle ore 11,00 presso le sale di commissione di Ca’ Farsetti.

MoVimento Cinque Stelle Venezia
40xVenezia
Coordinamento Io Decido
Venessia.com

martedì 29 maggio 2012

Il Coordinamento Io Decido presenta osservazioni alla VAS del PAT



Il Coordinamento Io Decido si è dato, come è noto, lo scopo di favorire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che riguardano direttamente la qualità della vita e le modalità dell’abitare, e pertanto fin dalla sua costituzione ha sollecitato l’attuale Amministrazione Comunale ad aprire reali spazi di confronto con la cittadinanza sui temi più rilevanti. Abbiamo dunque voluto prendere in esame il Piano di Assetto del Territorio, proprio per le importanti implicazioni e ricadute sulla vita di tutti che produrrà nel disegno futuro della città.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare e comunicare (si veda a questo proposito la lettera che abbiamo inviato all’Assessore Micelli in data 29.03.2011) che fin dall’avvio del processo di adozione di questo PAT l’Amministrazione Comunale si sia mossa in maniera poco trasparente e affatto inclusiva.
Nell’iter che ha portato all’adozione del PAT non abbiamo potuto infatti riscontrare un reale coinvolgimento dei cittadini: gli incontri pubblici di illustrazione sono risultati per lo più monologhi a senso unico, non accompagnati da puntuale delineazione dello sviluppo dei criteri dichiarati alla base del piano, spesso contraddetti nella sostanza, privi comunque di mappe aggiornate e di riscontro nel sito del Comune. Questi incontri non hanno svolto la cruciale funzione di ascolto e raccolta dei bisogni degli abitanti come portatori d’interesse, affinché questi stessi bisogni potessero essere tradotti e integrati nel progetto di città.
Anche in questa vicenda, pare che la Pubblica Amministrazione scelga di concepire e di praticare la ‘partecipazione’ come mera consultazione o come illustrazione di decisioni già prese, ricercando più che un vero confronto, attraverso la disponibilità a costruire insieme ai cittadini un progetto di città, una strategia di consenso. Oppure sembra che sia vissuta più che altro come una fastidiosa procedura da sbrigare, a cui si rinuncerebbe volentieri. Purtroppo tale mentalità non produce buoni frutti: la P.A. non incorpora veramente quella parte di democrazia di cui fa difetto, i cittadini rimangono destinatari passivi dell’intervento pubblico e possono solo opporsi o sentirsi sempre più distanti dai propri governanti. Questa distanza è sotto gli occhi di tutti e si è resa evidente nei recenti risultati elettorali.
L’Amministrazione del Comune di Venezia, con atteggiamento scarsamente lungimirante, proprio anche in ragione della crisi dei partiti, dello scacco della politica tradizionale e impositiva, non sembra convincersi della necessità di avviare davvero altri percorsi e accogliere nel suo seno la cultura della Democrazia Partecipativa.
Nonostante l’iter di nascita e di percorso del PAT pregiudichi sostanzialmente la possibilità di rimediare a tali difetti fondativi, abbiamo deciso di offrire il nostro contributo secondo le finalità che ci siamo prefissati come mission: ci siamo dunque concentrati sulle analisi procedurali che incorporano gli istituti di partecipazione nel processo di formazione del PAT. Le nostre osservazioni si sono pertanto focalizzate sulla procedura di Valutazione Ambientale Strategica che, secondo la normativa europea, deve necessariamente coinvolgere la partecipazione dei cittadini. Infatti la direttiva 42/2001/CE recita “Le autorità di cui al paragrafo 3 e il pubblico di cui al paragrafo 4 devono disporre tempestivamente di un'effettiva opportunità di esprimere in termini congrui il proprio parere sulla proposta di piano o di programma e sul rapporto ambientale che la accompagna, prima dell'adozione del piano o del programma o dell'avvio della relativa procedura legislativa”, e poiché “deve essere redatto un rapporto ambientale in cui siano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l'attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull'ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell'ambito territoriale del piano o del programma”, se ne ricava che il pubblico deve potersi esprimere sulle ragionevoli alternative prima che le decisioni siano consolidate.
Esaminando il Rapporto Ambientale ci è apparso subito evidente che non siano rispettati i requisiti minimi richiesti dalle norme e ciò priva la consultazione dei cittadini delle necessarie informazioni sulla sostenibilità del Piano e ne lede il diritto all’informazione tempestiva e alla partecipazione alle decisioni in materia di pianificazione territoriale.
Osservazione Io Decido

giovedì 24 maggio 2012

Piazzale Santa Maria Elisabetta al Lido


L’Assemblea Pubblica al Lido: ovvero la falsa partecipazione degli Assessori

il giorno 26 marzo u.s. l’Amministrazione Comunale ha presentato in una Assemblea Pubblica il tanto atteso “Progetto di Riqualificazione e Arredo Urbano del Piazzale S. M. Elisabetta e Gran Viale”. Presenti per l’occasione gli Assessori Maggioni (Lavori Pubblici) e Bergamo (Mobilità e Trasporti), la Municipalità (Presidente e Vicepresidente) unitamente ad una folta schiera di dirigenti, tecnici, consulenti , consiglieri di municipalità, sostenitori che hanno occupato gran parte della sala consiliare della Municipalità. Malgrado l’importanza dell’argomento e l’autorevolezza dei rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, la partecipazione della cittadinanza non è stata numerosa.
Il Progetto di Riqualificazione e Arredo Urbano del Piazzale S. M. Elisabetta e Gran Viale oltre alla risistemazione del piazzale comprende anche l’adeguamento del sistema fognario del Gran Viale e di alcune strade adiacenti. Il costo complessivo di 13 milioni di euro avrà la durata di due anni e impatterà per due stagioni turistiche. I lavori inizieranno a maggio e termineranno ad ottobre.
Il Progetto è stato presentato come definitivo, cioè già cantierabile per la parte fognaria che in inizierà a maggio di quest’anno; comunque gli Assessori si sono dichiarati pronti a ricevere eventuali osservazioni, miglioramenti e modifiche che comunque non stravolgano il progetto. Il tutto nello spirito della più ampia partecipazione della cittadinanza.
L’illustrazione è stata ampia, in alcune parti troppo dettagliata per un’ assemblea pubblica, carente e confusa nella successione degli interventi, con audiovisivi incomprensibili ed eccessivamente tecnici. Poco o nulla sulla trasformazione del piazzale Santa Maria Elisabetta che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita del Lido al turista internazionale.
I cittadini hanno ascoltato l’illustrazione in modo attento e disciplinato. Al termine della presentazione hanno espresso perplessità, preoccupazioni, critiche, richieste di chiarimenti.
Le domande del pubblico hanno riguardatogli aspetti del progetto non desumibili dalla frettolosa illustrazione e che riguardano la qualità dell’abitare al Lido, l’interscambio tra acqua e gomma, aspetti ambientali (quanti alberi da abbattere), aspetti estetici ( l’illuminazione pubblica), l’assetto futuro della mobilità, le questioni di sicurezza, le barriere architettoniche, il costo eccessivo in un momento di crisi come quello attuale, quale idea della piazza , il bisogno di qualità degli interventi, il periodo dei lavori in piena stagione turistica, la richiesta, da parte dei cittadini, di visionare il progetto per comprenderne meglio la portata e soprattutto i risultati finali, la necessità di continuare la fase di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini per ottenere , attraverso una dettagliata illustrazione, i contributi propositivi e condivisi dei cittadini.
Il confronto tra i rappresentanti dell’Amministrazione e i cittadini presenti, è stato acceso, a tratti polemico, molto critico, aspro e talvolta esasperato, dovuto ad un senso di frustrazione dei cittadini per il modo in cui sono stati coinvolti e considerati (poco o per nulla ascoltati).
Le risposte istituzionali sono state insufficienti a cambiare il clima dell’incontro, ormai teso e conflittuale creatosi. In particolare la richiesta, da più parti espressa, di ulteriore coinvolgimento e partecipazione dei cittadini sul progetto, non ha trovato una risposta soddisfacente da parte degli assessori “si è già pensato a un incontro di commissione su questo” chiudendo con ciò qualsiasi spazio alla partecipazione democratica su argomenti che riguardano la qualità della vita de cittadini, lo sviluppo del territorio del Lido.

Tale modo di procedere delle istituzioni crea sfiducia e ostilità nei cittadini che, interpellati e resi partecipi dei processi decisionali (vedi il caso della mobilità al Lido) su casi concreti, hanno dimostrato in passato, di saper partecipare alla risoluzione dei problemi, nel rispetto dei ruoli e delle reciproche responsabilità, contribuendo nello stesso tempo a migliorare le soluzioni.

L’Assemblea Pubblica per come è stata preparata e gestita merita alcune considerazioni .
Anzitutto va precisato che l’Assemblea Pubblica non è un atto di liberalità degli Assessori che concedono ai cittadinì di ascoltare ciò che gli amministratori intendono realizzare; rappresenta invece un atto dovuto previsto dalle leggi attuali e rientra nell’ambito delle responsabilità politiche di un amministratore quello di informare, ascoltare i cittadini e raccoglierne i con tributi. Una sana democrazia non è quella che fa spettacolo, ma quella che si confronta con i propri cittadini dei quali deve curare il bene collettivo.
Inoltre va osservato come gli Assessori abbiano disatteso completamente la linea politica del Sindaco che, nel suo programma elettorale, alla voce trasparenza cita quanto segue: “i cittadini vanno coinvolti nelle decisioni pubbliche attraverso un metodo partecipativo di gestione”. Ora nell’Assemblea Pubblica di cui si tratta, non abbiamo assistito ad un processo di partecipazione bensì di contrapposizone e di scontro. Abbiamo assistito ancora una volta ad un uso dei cittadini come destinatari passivi dell’intervento pubblico dell’Amministrazione.
In effetti l’assemblea ha mostrato i limiti di un utilizzo strumentale della partecipazione come semplice strumento di consenso.
Il modo di procedere dell’Amministrazione, attraverso i suoi rappresentanti, è stato quello abituale delle amministrazioni poco sensibili al rapporto con i propri cittadini, definito con “Decido, Annuncio, Difendo” . Cioè l’Amministrazione prende la sua decisione con i suoi esperti e tecnici; quando la scelta sul problema in esame è stata definita, argomentata e documentata ne effettua l’Annuncio pubblico (leggi Assemblea Pubblica).In questa occasione l’Amministrazione proponente non mette in discussione la scelta compiuta, ma è costretta a Difendere senza avere la possibilità di migliorarla se non in modo del tutto marginale. Questo è quanto è accaduto il 26 marzo alla presentazione del progetto di sistemazione del piazzale S.Maria Elisabetta al Lido.
Tale modo di procedere, abbastanza comune, viene definito con la sigla DAD, Decido, Annuncio, Difendo. E’ una sindrome pericolosa che crea spesso il muro contro muro, l’incomprensione eporta allo stallo nelle decisioni.

C’è poi un aspetto culturale che riguarda, da una parte, il ruolo e la formazione degli amministratori. Una volta eletti devono cessare di essere “dipendenti” dai propri partiti politici per poter effettuare le scelte di cambiamento della propria realtà territoriale considerando in primis il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. E’ necessario che con loro si sviluppi un rapporto di collaborazione e di reale coinvolgimento nei processi di trasformazione che impattano sulla qualità della vita e sull’ambiente. La cultura della partecipazione, quanto mai necessaria in una società complessa come la nostra, non si improvvisa ma si costruisce con la volontà politica, con l’impegno, con la determinazione e soprattutto considerando i cittadini come risorsa strategica nello sviluppo del territorio. La cultura della partecipazione, come è noto, presenta notevoli vantaggi. Le decisioni che scaturiscono dai processi partecipavi sono migliori e condivise, compongono i diversi punti di vista. I processi partecipativi attenuano i conflitti. Sviluppano il senso di comunità, creano saperi diffusi. Migliorano la cultura civica e la responsabilità dei cittadini. L’Amministrazione Pubblica ne esce rafforzata e legittimata.

Infine per quanto riguarda il metodo bisogna ricordare che l’obiettivo principale dei processi partecipativi è quello di porre al centro dell’azione amministrativa il cittadino, le sue esigenze e le sue aspettative, i suoi bisogni. Ciò significa definire nuove modalità di rapporto tra chi amministra la città e il cittadino, per farlo partecipare alla definizione delle scelte relative allo sviluppo della città e ai processi di decisione conseguenti, al controllo dei risultati raggiunti. I cittadini hanno bisogno di comprendere meglio il progetto politico su cui poggia l’Amministrazione, di poterne controllare gli sviluppi e gli esiti finali e di poter contare nella determinazione degli stessi.
Il coinvolgimento dei cittadini rappresenta quindi una vera sfida politica, sociale ed economica: evitare che prevalga l’interesse particolare sull’interesse generale. In tal senso l’Amministrazione deve volere davvero aprire un dialogo con la cittadinanza e assumere concretamente un serio impegno politico.
Naturalmente la partecipazione necessita di regole condivise per la sua gestione e per quella dei progetti analizzati, di modalità di assunzione di responsabilità, di definizione dei processi relativi alla partecipazione e al coinvolgimento dei cittadini e dei portatori di interessi (modalità di informazione e comunicazione del progetto alla cittadinanza). Andranno stabilite le priorità, gli ambiti della discussione, come arrivare a decisioni comuni e soprattutto come controllare i risultati raggiunti. E infine, ma non ultimo andranno stabiliti gli assetti istituzionali e modelli organizzativi che la partecipazione e i processi decisionali richiederanno.